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LA CERTOSA DI PADULA |
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Gli Angioini
avevano una particolare attenzione per i padri certosini (per quale
motivo?). Il principe Tommaso Sanseverino era figlio di Teodora, sorella
di San Tommaso D'aquino. Nel 1277 Carlo D'Angiò conquistò il regno
di Gerusalemme e nominò Sanseverino suo vicario, premiandolo per l'impegno
diplomatico e militare risultato determinante grazie anche all'aiuto
dei Templari. Il 28 gennaio 1306 avvenne la fondazione ufficiale del
monastero certosino a Padula che sorse su una preesistente dipendenza
monastica benedettina. Non sono noti i motivi di questa scelta del
principe Sanseverino, sicuramente non sono motivi
La comunità certosina era organizzata in modo da costituire una piccola società, del tutto autonoma e separata dalle comunità locali e anche se essa finiva per esercitare una certa influenza sulla società e sull'economia del comprensorio (la necessità di manodopera), rimaneva una realtà a se, dove i monaci, provenienti da ambienti sociali culturalmente elevati, potevano dedicarsi non solo alla contemplazione, ma anche allo studio di discipline che esulavano dal campo religioso. Infatti nel XV secolo l'Ordine vietò lo studio del diritto, dell'astrologia, dell'alchimia, delle opere di Erasmo e della lingua greca ed ebraica. Non a caso a Padula esiste la più grande raccolta di libri proibiti dell'Italia meridionale. Tracce di questi studi si ritrovano nelle ricette dei medicamenti dei monaci: polvere di smeraldo con miele per problemi oculari, sciroppo di corallo contro le febbri insistenti, l'ambra contro la disuria, la canfora contro la peste e come anafrodisiaco, non a caso i monaci ne portavano un sacchetto addosso.
Si sa che in genere gli edifici religiosi venivano insediati in prossimità o su preesistenti siti pagani e si può immaginare che anche in questo caso si sia proceduto così, tenendo presente che il Vallo di Diano doveva essere ricco di luoghi di culto greci e anche antecedenti come testimoniano le mura megalitiche dei Pelasgi di Atena Lucana. Costruire una Certosa era come fondare una città, una Gerusalemme celeste nella quale penetrare sempre più all'interno, superando mura e attraversando porte, per raggiungere livelli spirituali sempre più alti. Nel sistema degli assi ortogonali della Certosa uno è prevalente: un'asse rettilineo lunghissimo, una via sacra che dall'esterno conduce verso ambienti sempre più riservati a chi ha acquisito livelli di iniziazione sempre più alti. Il punto di partenza del percorso era il monumento reggente in trasparente la statua di San Brunone, quindi un lungo viale, poi all'ingresso della casa alta sempre in trasparente una statua della Madonna, l'asse rettilineo continua fino allo spettacolare scalone, in trasparente proiezione centrifuga verso le campagne, la valle, le montagne.
La chiesa vera e propria ha l'entrata ad ovest, ha una sola navata e quattro cappelle laterali a destra, non aperte sulla navata come di solito avviene (cappella delle Sacre Reliquie, Santissimo Crocifisso, Ecce Homo e San Giovanni Battista) i motivi laterali della balaustra della facciata rappresentano due soggetti profani, l'estate e l'inverno. Il giardino del refettorio ha un portico ad archi acuti del primo '300 con al centro alberi secolari ed una fontana mentre in un angolo sul riquadro di piastrelle è raffigurato il Dio della medicina.
Il portone marmoreo della biblioteca è ornato a rilievo con motivi simbolici che rappresentano la religione e le arti (c'è anche una squadra). La chiave di volta (altro simbolo) reca la scritta (Da sapienti occasionem et addetur ei sapientia) "Dà al sapiente l'occasione e la sapienza sarà data a lui". La porta immette sul pianerottolo dell'ardita scala elicoidale di 38 gradini, questa forma particolare è ripresa da quella del Nautilus (cefalopode) dalla conchiglia divisa in camere regolari secondo la proporzione aurea "Phi 1,618).
Si sa che anche gli Aragonesi, succedutisi agli Angioini, si mostrarono magnanimi con i monaci. E l'intermediario che operava a vantaggio della Certosa era il poeta Giovanni Pontano della celebre Accademia Pontaniana (fondata da Antonio Beccadelli il Panormita, si occupava di studi umanistici e dei classici greci e latini) intimo amico e confidente dei monaci della Certosa di San Martino di Napoli, tre dei quali divennero Priori di Padula.
Questo grande
accento sul sapere si deve al Bisogna ricordare che uno dei membri dell'Accademia Pontaniana era il poeta Jacopo Sannazzaro, autore di un'opera in versi intitolata "Arcadia", di tema bucolico, pervaso di una nostalgia per quel mondo già trattato da Virgilio. Il termine Arcadia ci rimanda così al celebre quadro di Poussin "Et in Arcadia Ego" (1638) e quindi ad un'altra opera simbolica. |
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